Capitolo primo
La tonaca
Carlo nasce ad Acerra nei primi anni Quaranta. A dieci anni la madre lo mette in seminario; studia dai gesuiti, diventa prete e torna nel suo paese come parroco. Ma sono gli anni del Sessantotto: Carlo non si riconosce più nelle ritualità esteriori della chiesa ufficiale, e nel 1972 lascia il sacerdozio. Per molti, in paese, diventa un traditore. Lui conserva quello che chiamava il tronco vitale della fede, riassunto in tre parole che oggi sono incise su un tronco della Locanda: amare è fare. Dal padre contadino aveva imparato un'altra cosa che non dimenticherà mai: lavorare la terra insieme può curare.
Capitolo secondo
Ban
Da sociologo lavora alla facoltà di psichiatria del I Policlinico di Napoli, sede dell'unico centro antidroga della Campania. Lì incontra i suoi "angeli sofferenti": ragazzi consumati dall'eroina, che spesso carica in macchina per portarli a lavorare nei campi. Tra loro c'è Ban, un uomo di origine ebraica che ogni mattina arriva al centro con il suo cane. Un giorno Ban non si presenta: Carlo lo trova morto all'ospedale di Pozzuoli e accompagna la sua bara al cimitero. Dietro il feretro ci sono solo lui e il cane, che non vorrà più andarsene. Su quella tomba Carlo fa una promessa che guiderà tutta la sua vita.
Dietro la bara di Ban c'erano solo Carlo e un cane. Da quella solitudine è nato tutto.
Capitolo terzo
Torre Annunziata
Nel 1986, nell'epicentro dello spaccio campano, Carlo dirige il centro antidroga cittadino e lo battezza «Ban», nel nome dell'amico perduto. Inventa la Ban-mobile — la sua Panda — per portare la terapia direttamente a casa, al lavoro, in strada, e spezzare le file davanti al presidio. Poi apre la casa di Ban: un appartamento per cinque giovani, il primo esempio in Italia di struttura pubblica residenziale per il recupero dei tossicodipendenti, fondata sui legami invece che sui legacci.
Capitolo quarto
Il prezzo
Il 10 dicembre 1987 viene arrestato con l'accusa di spaccio di metadone, insieme a due medici e cinque assistenti volontari: tredici giorni nel carcere di Poggioreale. La città scende in piazza con le fiaccolate, i volontari si autodenunciano, e Carlo viene scarcerato prima di Natale tra gli applausi. Il processo dura tre anni e finisce con l'assoluzione piena di tutti, per non aver commesso il fatto. La casa di Ban però non riaprirà mai: Carlo porta i suoi ospiti nella propria abitazione al Vomero. Anni dopo, le sue intuizioni diventeranno in parte legge, con la nascita dei SerT.
Capitolo quinto
Il ritorno
Alla fine degli anni Ottanta torna nel paese dov'era stato ragazzo e parroco. Fonda l'associazione Ban-Carella, trova una masseria nell'antico bosco di Acerra e ci investe tutti i risparmi, insieme alla moglie. Con i ragazzi decide il nome: all'inizio doveva essere «la locanda dei nani», perché ognuno si sentiva un nano. Poi capiscono che i nani, insieme, uno sull'altro, fidandosi l'uno dell'altro, possono diventare un gigante. È il 1991: nasce la Locanda del Gigante, il luogo delle favole. Perché le favole, diceva Carlo, possono guarire.
Capitolo sesto
Il metodo
Convivenza pelle a pelle: il suo studio era anche la sua camera da letto, per vivere davvero in mezzo ai ragazzi. Piccoli gruppi, mai più di otto ospiti, come due gusci della stessa noce: il terapeuta fa da stampella, poi lascia camminare da soli. Nessuna sbarra, nessuna punizione, nessun ordine — perché una terapia senza libertà non è terapia. E accanto al lavoro dei campi, le favole: Maluma, l'amico fantasma che abita nella casetta costruita sul noce, e le storie stampate sulle etichette dei vasetti. Le sue battaglie le ha messe anche su carta, nei libri «Droghe e favole» e «Caro Antonio».
Capitolo settimo
La consegna
Carlo muore nella notte tra il 18 e il 19 settembre 2022, a 79 anni, dopo una lunga malattia, senza aver mai lasciato la sua Locanda. Alle sue tre figlie, ai volontari e ai ragazzi lascia una lettera-testamento con una consegna precisa: non fare morire la Locanda.
«I giocattoli non devono morire, se sono utili all'umanità.»
